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AltraMarsala Indipendente

Viva il pool antimafia

Bisogna fare qualcosa per aiutare la resistenza iraniana PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator    giovedì 25 giugno 2009

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Carini e l'armata Brancaleone PDF Stampa E-mail
Scritto da AltraMarsala    giovedì 11 giugno 2009
In riferimento al rimpasto di giunta del Sindaco Renzo Carini , il movimento AltraMarsala critica aspramente il ritorno alla politica delle poltrone attuata da codesto sindaco.
E’ evidente che il trasformismo e la sete di potere di gente incoerente e poco rispettosa dell’elettorato è alla base di questo inciucio politico.
Ci teniamo a ricordare ai cittadini marsalesi che la nuova giunta si basa su partiti e uomini che non hanno sostenuto l’attuale sindaco.
La bugiarda frase dei facenti parte dell’armata Brancaleone : “lo facciamo per il bene della città” è insopportabile e vergognosa. Il far passare i propri miseri interessi per il bene comune è sintomatico di una classe politica di infimo livello.
La nuova giunta è composta da personaggi che da anni giacevano in naftalina in attesa di riciclarsi , da uomini che hanno militato nel centro-sinistra e che abbandonano gli ideali per comode poltrone.
Gli stessi sono sostenuti da consiglieri che in quest’anno hanno criticato il sindaco non per liberta di pensiero ma come mezzo di ricatto politico , da consiglieri che iscritti nel Pd “amoreggiavano” in maniera subdola con qualche onorevole “autonomista”.
Questa è la base precaria in cui si basa la nuova giunta: Sete di potere fine a se stesso, tradimenti e cambi di casacca continui, assessori che hanno firmato già le dimissioni in bianco poiché sanno che fra un anno lasceranno il posto ad altri, come se la cosa pubblica fosse il giardinetto di casa propria.
Incoerenza e incapacità di governo sono state alla base della precedente giunta e lo saranno anche in questa. Non eravamo più abituati alla politica dei mercenari e del mercato delle vacche.
Ecco cari cittadini da chi siete governati, noi in tutto questo cercheremo di ridare la parola al popolo sovrano per decretare la fine di questa nuova prima repubblica marsalese"

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Ignazio Passalcqua è consigliere provinciale PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator    giovedì 26 febbraio 2009
Ignazio Passalacqua ha vinto il ricorso presentato innanzi al Tar ed è stato dunque nominato dal Tribunale Amministrativo consigliere provinciale al posto di MIchelangelo Sanguedolce (Fratelli d'Italia).
Il ricorso di Passalacqua, dichiarato eletto nella lista Uniti per Trapani, era nato a seguito della dichiarazione di ineleggibilità approvata dalla prima seduta del consiglio provinciale dopo le elezioni del Giugno scorso.
Il Consiglio Provinciale di Trapani non aveva convalidato l’elezione di Massimo Felice Fernandez, unico candidato della lista civica di centrodestra “Fratelli d’Italia” risultato eletto. L’esclusione di Fernandez era  legata ad una condanna subita dal politico trapanese in passato; al suo posto subentrò nell’assise provinciale Michelangelo Sanguedolce, primo dei non eletti. Ma Passalacqua presentò ricorso: secondo i suoi legali, se Fernandez non poteva essere candidato, non dovevano essere neanche conteggiati i voti da lui ottenuti nella sua lista. In questo caso, con il ricalcolo del quorum, il seggio sarebbe spettato proprio a Passalaqua, primo degli eletti nel collegio di Marsala con la lista Uniti per Trapani.
Con Passalacqua il Tar ha dichiarato eletto anche - nel collegio di Trapani - il consigliere Angelo.

Passalacqua (che ottenne 895 voti ) annunciò il suo ricorso al Tar di Palermo, all'indomani dell'esclusione di Fernandez, con questa dichiarazione: "In seguito all'esclusione dal Consiglio Provinciale di Massimo Felice Fernandez della lista "Fratelli d'Italia - Ettore Fieramosca" dichiarato decaduto dalla carica di Consigliere Provinciale durante la seduta del 21/07/2008 in quanto giudicato INCANDIDABILE (nota Prefettizia del 03/07/2008), si è proceduto alla sostituzione col primo dei non eletti della stessa lista: Michelangelo Sanguedolce.
Perciò ci chiediamo e facciamo le seguenti riflessioni:
- Se Massimo Fernandez non avesse preso parte alla competizione elettorale poichè INCANDIDABILE quale sarebbe stato il risultato della lista Fratelli d'Italia?
- Se chi di dovere avesse rilevato la questione prima della data delle elezioni provinciali quale sarebbe oggi il risultato elettorale?
- Perchè la lista "Fratelli d'Italia" mantiene comunque i voti di chi non avrebbe dovuto partecipare alle elezioni?
- Sanguedolce è stato dichiarato eletto per merito dei voti di Massimo Fernandez.
- Si potrebbe creare un precendente pericoloso per cui alle prossime elezioni pur di raggiungere il risultato elettorale si può candidare chiunque.
Chiediamo pertanto il ripristino delle condizioni di legalità attraverso la rivisitazione dei risultati elettorali. Che alla lista Fratelli d'Italia vengano sottratti, nel collegio di Marsala, gli 845 voti di preferenza attribuiti a Massimo Felice Fernandez. Che si proceda alla nuova distribuzione dei seggi con l'attribuzione alla lista "Uniti per Trapani" nel collegio di Marsala un posto al Consiglio Provinciale e di conseguenza al sottoscritto in quanto primo in base al risultato elettorale".
E il Tar gli ha dato ragione.

Per completezza di informazione, ricordiamo che  Massimo Felice Fernandez, poi,  scrisse anche sulla sua vicenda una lettera aperta alla nostra redazione. Ripubblichiamo per intero quella missiva.


Innanzitutto tengo a ringraziare coloro che mi hanno votato, dimostrandomi in questo modo la loro fiducia. Proprio per questo motivo sento il dovere morale di spiegare a tutti i cittadini ma soprattutto ai miei elettori che la mia candidatura è stata posta in buona fede, previo
consiglio dei miei legali e in base ad un approfondito esame sulla volontà del legislatore nel dettare le cause di incandidabilità ex art. 15 L. 55/90 e successive modifiche. La volontà è apparsa chiara ed univoca: evitare l'infiltrarsi di elementi della criminalità organizzata nei
massimi consessi civili, da ciò l'elenco dei reati tipici e cioè l'organizzazione mafiosa, il traffico di armi e la produzione e il traffico di stupefacenti. Non è il mio caso e la sentenza che mi riguarda ne è la prova. Infatti, il reato da me commesso nel 1988, cioè venti anni fa, è di
detenzione e cessione di modica quantità di sostanze stupefacenti ed è stato giudicato di così lieve entità da essere stato applicato il comma V dell'art. 73 DPR 309/90 (appunto lieve entità) a cui è seguito, in espiazione di pena, “l'affidamento in prova ai servizi sociali”, affidamento che si è concluso positivamente anche in base alle relazioni tutte favorevoli della Questura.
E veniamo ai fatti successivi: prima della mia proclamazione, la commissione elettorale ha ricevuto una nota dal Prefetto con la quale la Questura comunicava che “poteva essere ritenuto incandidabile” proprio sulla base della sentenza sopra citata. Ciò nonostante l'ufficio
elettorale ha ritenuto di non prendere in considerazione quanto scritto dal Prefetto e di conseguenza mi ha proclamato eletto. Il consiglio provinciale in sede di convalida, senza avere preso visione della memoria difensiva da me proposta, ha dichiarato la mia decadenza per incandidabilità, ritenendosi a torto competente a decidere in merito. Il mio legale presenterà al più presto ricorso che seguirà fino all'ultimo grado di giudizio. Tanto dovevo ai miei elettori, la cui volontà espressa con il voto, è stata in questo caso del tutto disattesa, se non calpestata e ciò in barba al criterio che sovrasta tutte le operazioni di spoglio delle schede: l'interpretazione della volontà dell'elettore.

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Provate solo 1 attimo ad immedesimarvi PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator    giovedì 12 febbraio 2009




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Riforma della giustizia PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Pace    martedì 03 febbraio 2009
Rifletto, penso, e come si dice dalle mie parti “fazzu buredda frarice”.
Due quesiti: questa sarebbe la riforma della giustizia? Alfano sarebbe in nostro ministro della Giustizia?
Se dovessi rispondere come uno che si nutre solo di notizie televisive direi
questo: si, questo ddl sulla giustizia è l’antidoto giusto per risolvere tutti i problemi che attanagliano la Magistratura e i processi in Italia; si, Alfano è il nostro ministro della giustizia ed è un ottimo ministro che svolge le sue funzioni senza sentire minimamente il peso di un Presidente del Consiglio “ingombrante”.
Ma siccome non riesco a credere più a nulla mi documento da me e prendo tutto quello che cercano di propinarmi con il beneficio di inventario. Allora noto delle dicotomie incolmabili tra quello che sento e quello che, mio malgrado, vedo.
Rispondo alle due domande: no, questo ddl non risolve niente, anzi aggrava per molti punti di vista i problemi già noti della nostra magistratura.
Infatti, non vedo come dimezzare le intercettazioni telefoniche possa risolvere i problemi della lentezza dei giudizi, della certezza della pena e quindi della credibilità della stessa Magistratura (che sono i veri problemi!!!) e mi viene da pensare che magari così il nostro premier si sente più sicuro per esempio, a telefonare a un Mangano qualsiasi, anche se ciò va discapito della sicurezza di tutti i cittadini.
Questo decreto, in sostanza, mortifica il ruolo del giudice durante le indagini, svuota il senso delle stesse intercettazioni e le rende assolutamente inutili. Richiedere i gravi indizi di reato o di colpevolezza come requisito per concedere l’intercettazione da parte del Gip significa, di fatto, castrare le indagini (anche se ciò non vale per i reati relativi a mafia e terrorismo).
Se ci sono gravi indizi di colpevolezza il giudice potrebbe decidere di adottare una misura cautelare visto che quest’ultime possono essere concesse, a norma dell’art 273 c.p.p, solo dove tali gravi indizi di colpevolezza sussistano. Ci vogliono vendere la storia che le intercettazioni costano troppo, che c’è un abuso che le casse dello Stato non riescono a colmare….
FISSARIE (come dicono a Bolzano), le intercettazioni, per esempio di Ricucci e Coppola, come riportato da Repubblica, hanno permesso di accertare un evasione che pagherebbe gli ascolti di un intero anno.
Alfano…che dire del nostro conterraneo divenuto Ministro dopo essere stato Segretario del Cavaliere??? Niente….solo che è riuscito a rimanere semplice e non si è montato la testa, forse perché dentro di se sa di essere rimasto un bravo segretario che si limita a fare ciò che Berlusconi e i suoi avvocati, gli preparano. Insomma, un po’ come la Carfagna ma con meno capelli e, non me ne voglia, un po’ più brutto.
Funziona così, facciamocene una ragione, gli interessi personali del nostro premier superano qualsiasi ostacolo e lui riesce sempre a fare ciò che vuole sottacendo tutti quelli che gli remano contro. In tutto ciò, abbiamo un opposizione formata dal P.D. dilaniato dall’eterna lotta interna dove c’è sempre l’ombra del burattinaio (leggesi Dalema), e da Di Pietro che scalpita e finisce per insultare, a mio modo sbagliando, il Presidente Napolitano reo di non intervenire e promulgare tutto ciò che gli passa sotto.
Chiudo citando un famosissimo film degli anni ’80 interpretato da dei giovanissimi Troisi e Benigni che rispecchia il mio umore attuale : NON CI RESTA CHE PIANGERE!!!

Fabio Pace

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